Frida Kahlo, donna espressione di resilienza

Frida è esempio della forza di risalire la china, di trasformare le sue lunghe degenze a letto, per un incidente in autobus che l’ha letteralmente distrutta nel corpo, in “arte”.

Dipingeva sdraiata non potendo farlo seduta o in piedi. Per aiutare la sua famiglia (in condizione di indigenza dopo la guerra civile spagnola) si era ingegnata per riuscire a dipingere: sua più grande passione e talento. La pittura la aiutava ad attraversare giornate infinite, mesi di immobilità praticamente totale. Era diventata il suo respiro, la sua aria pulita, tregua dal dolore, salvezza.

Le sue tele parlavano al mondo di quella sofferenza, dialoghi senza parole.

In alcune compariva quel bambino mai nato, morto per quel bacino che non poteva regalare nessuno alla vita perché morto lui stesso. Lei desiderava soltanto “Regalare un figlio a Diego” ,quell’uomo che era stato sua luce e dannazione, rapporto indispensabile e distruttivo, ma il suo corpo non voleva, forse per attuare quella ribellione necessaria al posto suo.

Immaginate il desiderio di una donna di avere un figlio che per sei volte nasce morto, la delusione ripetuta, le aspettative continuamente deluse. La condanna di una madre innocente.

Frida dipingeva le sue lacrime, la sua vita solo di queste era fatta. Quella sofferenza piacque, le valse il successo.

Ma a che prezzo? Chissà se sarebbe stata uguale dentro una vita serena, se la differenza l’aveva fatta quella sofferenza esibita, se sarebbe stata Frida comunque.

La sua pittura era coincidente con la sua vita dura, si sovrapponevano. Forse proprio per questo lei era differenza.

Frida disegnava sé stessa nella monotonia di un volto che si ripete continuamente. Non aveva padronanza con il resto, conosceva realmente solo sé stessa e solo sé stessa insistentemente scrutava. Non c’era altro che la sua immagine riflessa a farle compagnia, a mettersi in posa per l’ennesimo quadro perfetto e doloroso.

Tecnicamente non era brava: non sapeva mettere gli elementi in prospettiva, gli oggetti erano disposti sulla tela a casaccio, specchio della sua vita disordinata. Una pittura istintuale, istintiva, che utilizzava per rendere concreto il suo dolore, gli dava forma. Le cose informi sconvolgono troppo, meglio incasellarle, dargli un nome proprio.

Frida è morta senza una gamba ma con ali per volare. Soffriva ma si attaccava alla vita attraverso quello che gli restava di fare “la pittura.” Sapendo di morire volle rinnovare la promessa al suo Diego con un anello, appena sentì che la morte venne a cercarla. “So che la fine non separa chi si è amato davvero” sembrava dire quel gesto.

Viva la Vida, Spero che l’uscita sia gioiosa e di non tornare mai più.” Era il suo augurio.

Ma Frida non è mai morta nell’arte che ha lasciato, e oggi è finalmente libera.

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